martedì, dicembre 05, 2006

Henri Cartier-Bresson


Certo, fare una mostra bella e di richiamo con le fotografie di Henri Cartier-Bresson è come segnare un rigore a porta vuota. La statura del maestro francese e la notorietà dei suoi scatti fanno della nuova rassegna ospitata allo Spazio Forma di Milano un evento di sicuro successo. “Henri Cartier-Bresson: di chi si tratta?”, questo il titolo della mostra aperta fino 5 marzo 2007, ripercorre tutta la carriera del fotografo attraverso oltre 250 immagini (di cui 200 contemporanee e 54 d’epoca) dell’autore, ma anche attraverso disegni, documenti, testimonianze e film.Ideata quando il fotografo (scomparso nel 2004) era ancora in vita, la rassegna è stata inaugurata a Parigi, per poi approdare a Barcellona, Berlino, Amsterdam e Londra.C’è tutto il Cartier-Bresson che ci aspettiamo di vedere, nella sezione centrale, intitolata “I classici”. Ci sono i bambini italiani, francesi, greci e spagnoli nelle strade assolate e polverose delle loro città mediterranee.E accanto a questi esempi più famosi, c’è anche lo sguardo partecipe e insieme asciutto del grande fotografo nei ritratti delle persone qualunque incontrate nei suoi numerosissimi viaggi, dall’Asia all’Europa, dagli Stati Uniti al Messico. Incontriamo l’India della tradizione, con le sue donne avvolte nel sari, conosciuta e ritratta durante tre viaggi successivi, nel 1948, nel 1966 e nel 1980. E poi ancora, la Cina della guerra civile, dove trascorse 11 mesi tra il 1947 e il 1948, documentando l’ingresso a Pechino delle truppe di Mao e la fuga di Chiang Kai-Shek. Oppure i Paesi dell’ex-Urss nell’epoca di Kruscev.Parte della fama di Henri Cartier-Bresson, che nel 1947 fondò l’agenzia fotografica Magnum assieme a Robert Capa, David Seymour e George Rodger, è proprio legata al suo ruolo di testimone di personaggi o momenti cruciali della storia del secolo scorso, dalla liberazione di Parigi al volto di Gandhi poco prima della morte. Ma lui i grandi eventi preferì raccontarli dalla strada, attraverso i volti e la quotidianità di chi quella storia subiva o contribuiva a creare.Fu molto più che un fotoreporter, come si può vedere dalle immagini in mostra. Cresciuto alla scuola di André Lhote, scelse di abbandonare la pittura per la fotografia dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale. Gli eventi drammatici e tumultuosi della contemporaneità potevano infatti essere rappresentati, secondo lui, soltanto dalla rapidità dello scatto, che immortala quel “momento decisivo” che è alla base della sua arte.Arte, appunto. Perché le sue immagini non sono mai semplici documenti: molte di esse, e molte di quelle in mostra a Milano, rivelano lo studio e l’accuratezza pittorica della sua formazione. L’uso del bianco e nero, delle luci, la passione per i paesaggi assolati e per la vita quotidiana delle persone sono tratti inconfondibili del grande maestro, da molti definito “l’occhio del secolo”. Mai banale, mai indulgente, mai retorico, Cartier-Bresson imprime nelle sue foto i volti e paesaggi meno noti e meno ovvi della realtà. Anche della opulenta New York ha saputo catturare gli angoli più squallidi, le persone o i ceti emarginati (carcerati, neri e operai) e gli avvenimenti drammatici della cronaca.Ma a rendere inedita la mostra allestita allo Spazio Forma sono soprattutto alcuni documenti inediti del fotografo francese, dalle sue prove pittoriche a carte e foto della sua vita privata.

giovedì, novembre 30, 2006

WiFi, striscia l'allarme salute


http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1785359
Dalla telefonia mobile, l'attenzione si estende alle reti wireless, che nel Regno Unito sono in corso di smantellamento in molte scuole. Non esistono studi a lungo termine che ne dimostrino l'innocuità
Londra - Il rapporto tra innovazioni tecnologiche e salute vive di opinioni e studi che riportano pareri contrastanti. E l'attenzione che prima veniva rivolta solo a telefoni cellulari, si sta via via sempre più spostando verso altri apparati: quelli delle reti WiFi. Le prime antenne a rizzarsi nella direzione del wireless e degli eventuali pericoli sulla salute, questa volta, sono state quelle delle scuole britanniche: è infatti nell'ambiente didattico che è stata avviata una campagna di disattivazione delle reti WiFi, dal momento che non esisterebbero - ad oggi - ricerche mediche e/o scientifiche in grado di dare risultati confortanti sulla "innocuità" di tale tecnologia.
Sul banco degli imputati - riferisce il Times - sono state poste le onde degli apparati di trasmissione WiFi. I genitori degli studenti le temono, per gli effetti che possono causare sui figli: emicranie, cali di memoria, minore capacità di concentrazione, e si arriva persino a parlare di rischio tumori. Le cause di preoccupazione sono le medesime descritte in vari studi e abstracts relativi alla telefonia mobile: i giovani studenti, in piena età dello sviluppo, hanno una struttura ossea e nervosa ancora fisicamente immatura. In particolare, le ossa del cranio avrebbero uno spessore ridotto e una capacità di "schermatura" inferiore a quella di una persona adulta e fisicamente matura.
Judith Davies, la cui figlia frequenta un istituto del Carmarthenshire, ha dichiarato in un'intervista al Times: "Molte persone si attivano con iniziative contro l'installazione di ripetitori di telefonia mobile nei pressi delle scuole, ma c'è molta ignoranza sulle reti wireless e sul fatto che negli istituti ci sono trasmettitori posizionati vicino ai ragazzi". Engadget, in relazione a questa sorta di "testimonianza", fa notare che il paragone con i ripetitori e antenne di reti e telefoni mobili non regge: dimensioni, potenza, copertura di segnale ed emissioni elettromagnetiche degli hotspot sono decisamente inferiori (in termini di valori medi, un hoptspot esprime un output di 100 mW di potenza contro i 2 Watt di un telefonino). La preoccupazione nel mondo didattico del Regno Unito rimane elevata. Tim Cannell, coordinatore dei docenti di una scuola del West Sussex, riferisce che il corpo docenti ha preferito dare ascolto alle preoccupazioni dei genitori: "Abbiamo anche condotto varie ricerche.
Le autorità ci hanno rassicurato sugli aspetti relativi alla sicurezza, ma non esistono studi a lungo termine che ne diano conferma. Abbiamo comunque riscontrato problemi di affidabilità, per cui abbiamo deciso di optare per una convenzionale rete cablata" ha aggiunto. Non si tratta del primo "allarme salute" relativo al WiFi: nello scorso inverno Fred Gilbert, rettore della canadese Lakehead University, aveva percorso la medesima strada disattivando alcune reti WiFi e limitando l'uso di altri network wireless, sempre per motivi legati ai potenziali rischi correlati alla salute degli studenti. Il professor Gilbert aveva indicato come significativi i contenuti di una ricerca portata a termine dalla California Public Utilities Commission, che riteneva necessario investigare ulteriormente, visti i potenziali rischi per la salute, facendo cenno anche a quanto dichiarato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che tende ad escludere i rischi, ma non al 100 per cento.
È quindi verosimile aspettarsi, anche nell'ambito della tecnologia wireless, il proliferare di ricerche, opinioni e pareri relativi alla presunta nocività, così come è stato per la telefonia mobile. Sul cui capo pendono i medesimi dubbi, per i medesimi motivi: si tratta di soluzioni relativamente giovani, sulle quali non esistono studi condotti a lungo termine che possano dimostrarne gli effetti, nocivi o meno. E non sempre l'opinione pubblica si accontenta delle rassicurazioni degli esperti di settore.

martedì, settembre 26, 2006

Come funziona l’Auditel®:Tratto dal libro "Manifesto contro la televisione"


Più persone guardano un programma e più la pubblicità paga in termini economici, seguendo la logica perversa e deleteria dell’audience! Ormai questo termine è diventato così familiare che è entrato nel nostro bagaglio culturale: ma cosa significa esattamente audience? Il dizionario inglese la definisce come «le persone alla portata di orecchio», per via della sua radice latina, ma anche «spettatori» e «uditorio». In termini pubblicitari, e cioè l’ambito che interessa noi e loro, l’audience è l’insieme della popolazione (spettatori) che viene raggiunta dal mezzo televisivo in un determinato periodo di tempo: quindi, una vera e propria unità di misura (spettatori per tempo) messa a disposizione dai pubblicitari per i loro loschi intrallazzi commerciali. Tutto ruota attorno alla raccolta pubblicitaria, che ci piaccia o meno. In passato la “tivù” di Stato usufruiva di un “Servizio Opinioni” che aveva la funzione di stabilire il gradimento e la partecipazione degli spettatori, in pratica si occupava di controllare la qualità stessa degli spettacoli trasmessi. La forte pressione economica delle pubblicità, delle “tivù” private (Fininvest in primis), e la concorrenza a volte sleale di queste ultime, hanno profondamente cambiato tale sistema, passando dall’indice qualitativo a quello quantitativo. Una svolta notevole che ha rivoluzionato tutto il sistema radio-televisivo. Da quel momento in poi, infatti, non è importante se alla gente piace o meno un programma, è importante che lo si guardi e basta!
Nasce a questo punto (esattamente nel 1986, grazie un patto stretto tra la Rai, la Fininvest e l’UPA, gli utenti della pubblicità) il più ridicolo e fittizio sistema di controllo nelle mani del potere economico: l’Auditel®. Una società privata («in regime di monopolio»1) nelle mani delle seguenti società: Rai Spa, Utenti e pubblicità, Agenzie e Centri media, ed editori FIEG.2 I numeri che trasmette attraverso rivelazioni giornaliere (minuto per minuto), vengono interpretati con devozione quasi avessero facoltà divine, e infatti è proprio così: possono creare una carriera o distruggerla, modificare un intero palinsesto e muovere miliardi e miliardi di euro! Un potere enorme. Il problema, come al solito, è che anche in questo caso abbiamo a che fare non con dati reali ma con banali e spesso erronee proiezioni statistiche. Non ci credete? Bene, allora dovete sapere che i dati dell’Auditel® vengono raccolti su un campione di 5.101 famiglie3 (consapevoli ovviamente di esserlo), distribuite nell’intero paese, a cui sono stati consegnati dei telecomandi molto particolari e un meter4.
Con questi telecomandi speciali (più o meno uno per ogni costituente, dal capofamiglia al figlio piccolo, per un totale di circa 14.000 persone), e attraverso il meter, è possibile sapere cosa effettivamente stanno guardando in televisione in ogni momento, e da questo carpire le preferenze del piccino il pomeriggio, della mamma alla mattina e magari del papà in piena notte, per esempio. I dati raccolti, tra le 2 e le 5 del mattino, vengono inviati attraverso la linea telefonica al centro di elaborazione dati della AGB-Italia che elabora e analizza le preferenze degli utenti. Tali preferenze, o meglio pseudo-preferenze, sono del tutto approssimative e imprecise, perché non è possibile impedire a una persona l’uso di più telecomandi (il papà, per esempio, potrebbe usare quello del figlio di notte e viceversa), falsando di conseguenza i risultati; per non parlare poi degli errori grossolani da parte della stessa Auditel®: canali sintonizzati e orari di utilizzo errati.
Non stupiscono, allora, le numerose denunce d’inaffidabilità5, e il tentativo, dichiarato dal direttore dell’Auditel®, di migliorare il sistema modificando le classi socio-economiche delle famiglie campione che partecipano al rilevamento. Avete capito? Quando, allora, gli addetti ai lavori si gongolano parlando di un programma che ha fatto il 50% di share (cioè la metà delle televisioni in Italia) si riferiscono - e nessuno lo sottolinea - non a decine di milioni di televisioni, ma semplicemente alla metà del campione Auditel®, e quindi a poco più di 2.500 famiglie! Chiaro il giochetto?
E’ una bella differenza paragonare 15.000.000 di televisioni a 2.500, o sbaglio? Questa è l’ennesima presa per i fondelli! Usano un insignificante campione di poche migliaia di persone e statisticamente lo fanno diventare rappresentativo dell’Italia intera. Ma la realtà è che non rappresenta alcunché, e questo i “signori della truffa” lo sanno perfettamente, ma fanno finta di niente continuando a fregarci con dati, tabelle e indici. E tutti ci cascano come degli allocchi, noi spettatori e soprattutto le aziende che investono miliardi in pubblicità televisiva. Si spendono fiumi di soldi in funzione di un dato irreale e sicuramente manipolabile: chi, infatti, può garantire l’onestà di questi dati così importanti?

Microonde: cottura contronatura

Nonostante i numerosi studi, si parla troppo poco dei rischi legati alla cottura con il forno a microonde. Intervista al dottor Hans U. Hertel, uno dei pochi scienziati che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.«Cucinare col forno a microonde è veloce, semplice e conveniente»: questo l'irresistibile slogan che ha fatto in modo che un nuovo elettrodomestico entrasse nelle case di tutto il mondo. E’ possibile però che questo oggetto miracoloso si riveli un moderno cavallo di Troia, dal momento che fino ad oggi poco si è detto sul possibili rischi legati ad una tecnologia assai controversa.In queste pagine cercheremo di capire meglio come funziona il forno a microonde, ripercorrendo la storia delle varie ricerche condotte e dando voce ad uno dei pochi scienziati che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.
Cotti per scuotimentoIl meccanismo di funzionamento del forno in questione è abbastanza semplice: un dispositivo, chiamato magnetron, genera un campo di corrente elettrica alternata. Il ribaltamento del campo elettrico, che si ripete per più di 2 miliardi di volte al secondo, produce un effetto di «scuotimento» delle molecole, specialmente quelle dell'acqua, ma anche di lipidi e proteine. Questa frizione intermolecolare genera un calore che riscalda il cibo in modo completamente diverso rispetto al metodo convenzionale: dall'interno verso l'esterno.
I possibili danni delle microonde sul sistemi biologici sono conosciuti sin dalla loro prima applicazione nel radar, durante la seconda guerra mondiale: chi lavorava con questi apparecchi era infatti più soggetto allo sviluppo di leucemie. Scienziati tedeschi avevano già fatto della ricerca negli anni '30 sugli effetti delle microonde sul sistema nervoso umano e degli animali. Questi studi portarono alla definizione di limiti di sicurezza molto severi che però non furono mai presi sul serio dagli scienziati statunitensi, tant'è vero che quando negli anni '60 iniziò a diffondersi il forno a microonde, vennero utilizzati limiti 1000 volte più alti. I forni a microonde furono invece vietati in Germania a partire dal '41 e in Unione Sovietica a partire dal 1976; divieto successivamente abolito dopo la Perestroika.
Negli stessi anni '70 iniziarono a comparire anche in Europa e Stati Uniti le prime ricerche che mettevano in dubbio la sicurezza dei cibi cotti a microonde. Studi istologici su broccoli e carote cotti con microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrienti veniva deformata a tal punto da distruggere le pareti cellulari. Da allora fino al nostri giorni gli studi condotti sono stati diversi (vedi box) e gli aspetti più controversi che sono stati evidenziati riguardano:
- l'emissione di microonde dagli apparecchi;- i rischi igienici dovuti ad una cottura non omogenea;- la migrazione di sostanze tossiche contenute negli involucri all'interno dei cibi;- un'alterazione anormale delle sostanze nutritive degli alimenti; - un'alterazione cancerosa del sangue in seguito al consumo di questi alimenti.
Nonostante il fatto che nei vari paesi siano stati stabiliti dei valori limite di esposizione alle microonde, nulla è stato fatto invece per ammonire l'utilizzatore sui possibili rischi evidenziati da questi studi. Questi valori limite infatti si riferiscono esclusivamente alle emissioni di microonde verso l'esterno del forno e non alla quantità di radiazioni cui sono sottoposti i cibi all'interno dei forni.
Gli effetti sul sangueLo studio più significativo sui rischi legati all'assunzione di cibi cotti a microonde rimane quello del professor Bernard Blanc dell'Università di Losanna e del dottor Hans U. Hertel, uno scienziato indipendente con una lunga esperienza nell'industria alimentare e farmaceutica. Nel 1989 Blanc e Hertel proposero alla Swiss Natural Fund, insieme all'Università di Losanna, una ricerca riguardante gli effetti sull’uomo del cibo cotto con microonde, ma fu rifiutata. La ricerca fu per questo ridimensionata e condotta con fondi privati.
Furono testati otto volontari, che per alcuni mesi seguirono una dieta macrobiotica e ai quali ogni 15 giorni vennero somministrati a stomaco vuoto, alimenti crudi, cotti con metodi convenzionali, scongelati o cotti in un forno a microonde.Immediatamente prima dei pasti e poi 15 e 120 minuti dopo, avveniva prelevi di sangue.E’ importante sottolineare che i volontari non erano a conoscenza del metodo di cottura del loro cibo e quindi è da escludere un condizionamento psicosomatico.

lunedì, settembre 18, 2006

Le notizie della settimana

- Scomparsa di Oriana Fallaci Questa settimana una notizia in particolare ha occupato totalmente i media, con decine e decine di pagine nei quotidiani nazionali e servizi televisivi: la morte a 77 anni della scrittrice tosco-newyorkese Oriana Fallaci.Al commiato si sono scomodati tutti: dai politici al presidente della Repubblica! Purtroppo non ricordo simili prestigiosi interventi dopo la morte, avvenuta l’11 agosto scorso, del Prof. Giacinto Auriti (l’Ezra Pound italiano), il Grande giurista che ha avuto il coraggio di combattere l’usurocrazia del potere bancario, mettendo in circolazione a Guardiagrele in Abruzzo, una moneta locale: il SIMEC!Non voglio commentare il comportamento della giornalista soprattutto negli ultimi anni, visto che non c’è più, ma è doveroso ricordare che ha rappresentato, consapevolmente o inconsapevolmente, la portavoce ufficiale dello scontro di civiltà! Dall’alto del suo appartamento di New York, e dal volontario isolamento dalla società, i suoi scritti e i suoi libri, amplificati da giornali di regime come Il Corriere della Sera, hanno mantenuto acceso e soprattutto alimentato l’odio contro l’islam. Quell’odio molto pericoloso - che rientra nello «scontro di religione» o «scontro di civiltà» - è assai funzionale alle strategie occulte, ideate e portate avanti da personaggi oscuri come Bernard Lewis e Samuel Huntington…
- Brasile e Argentina dal 2007 abbandoneranno il dollaro?Dall’anno prossimo, il Brasile e l’Argentina potrebbero abbandonare il dollaro statunitense come moneta di riferimento per i propri scambi commerciali. Tale proposta è stata presentata ai primi di settembre a Rio de Janeiro dai ministri dell’economia dei rispettivi paesi.Questa notizia di fondamentale importante per l’economia del continente, e non solo, che romperebbe una dipendenza storica dei principali paesi del Sud America dalla moneta dell’Impero americano è passata in secondo piano. Anzi, quasi nessuno l’ha sentita!In pratica per le transazioni commerciali bilaterali, le banche centrali potrebbero usare esclusivamente il Peso e il Real.
- OMS: il DDT va bene e si può usare!Sembra una barzelletta, ma purtroppo non lo è: il Ministero della Salute del Nuovo Ordine Internazionale, e cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, ha riabilitato dopo trent’anni il Ddt (DicloroDifenilTricloroetano)Il più potente insetticida al mondo, sintetizzato dal chimico tedesco Othmar Zeidler nel 1874 e usato efficacemente contro la malaria, ma colpevole di creare danni alla salute irreversibili (danni al DNA), e per questo messo al bando per circa 30 anni, è stato per così dire perdonato dalle autorità mediche mondiali.Nonostante l’Unione Europea afferma che «può provocare effetti irreversibili», e nonostante la FDA (Food and Drug Administration, l’ente federale statunitense che supervisiona farmaci, alimenti e droghe) lo proibisce nel 1972, l’OMS l’altro giorno ha pubblicato un clamoroso contrordine: via libera al Ddt!!!Se anche fa male – dicono gli esperti (?) della salute pubblica - fa sempre meno male della malaria…
- Fast Food in Cina e la nuova epidemia di obesiTra le cose peggiori esportate dal Nuovo Continente al Vecchio c’è indubbiamente il fast food.Con il termine fast food s’intende lo stile alimentare, scusate il termine, peggiore che si conosca: mangiare in fretta – possibilmente all’impiedi - porcherie chimiche pregne di grassi saturi e zuccheri sintetici; il tutto innaffiato da bevande gassate (che dilatano per bene lo stomaco) e acide, piene di zuccheri di sintesi se va bene, o di aspartame se va male.
Le “catene di montaggio dell’alimentazione” da quando hanno fatto la loro comparsa negli Stati Uniti intorno agli anni Cinquanta si sono estese a macchia d’olio in tutto il pianeta. Per fare un esempio, solamente la ditta dagli archi dorati, la Mc Donald ’s, ha circa 30.000 officine sparse ovunque. In queste officine alimentari, il cibo, se così possiamo chiamarlo, segue una serie di protocolli precisissimi, in modo tale che il suo gusto risulti uguale ovunque: un hamburger mangiato a New York ha (deve avere) il medesimo gusto di quello mangiato a Rio de Janeiro. Ecco la vera globalizzazione dell’alimentazione!
Detto questo, i fast food iniziano a fare i loro danni anche nel paese dei mandarini!La Cina , culla della tradizione medica e filosofica più antica che si conosca, dopo quella indiana, oggi si trova a fronteggiare una sconosciuta piaga: l’obesità!Su 1 miliardo e 400 milioni circa di persone, oltre 220 milioni sono sovrappeso, e circa 160 milioni soffrono di pressione alta!Numeri questi raddoppiati negli ultimi 10 anni
Nella terra degli imperatori, la Mc Donald ’s è solamente agli inizi, avendo solamente 760 officine, ed è per questo che sta negoziando con Sinopec (l’azienda che distribuisce la benzina nel paese) per aprire punti vendita di hamburger e patatine fritte nelle oltre 30mila pompe di benzina!Forse tra pochissimi anni, l’immagine del cinese: piccolo e magro, scomparirà per lasciare il posto alla nuova immagine del grasso e opulento occidentale!A questo punto, esattamente come è accaduto per gli Stati Uniti, arriveranno in Cina le bevande e i cibi free-sugar, privi di potere calorico e quindi non ingrassanti. L’unica controindicazione sarà che conterranno Aspartame, e cioè una delle sostanze chimiche più pericolose in commercio.Come sempre, quando non si comprende, la storia si ripete!

lunedì, settembre 11, 2006

I morti dell’11 settembre...1973

11 settembre.Oltre 30.000 morti accertati.Oltre 600.00 persone torturate.Questi sono i numeri principali del 11 settembre 1973, una data troppo spesso dimenticata e poi sorpassata dalla capacità mediatica del 11 settembre 2001.
Il golpe del 11 settembre 1973 portò al potere Pinochet con l’esplicito aiuto e contributo determinante degli USA.
Alcune informazioni utili per non dimenticareDietro il Golpe dell’11 settembre la CIA Uno scoop del New York Times denunciò che l’amministrazione Nixon aveva finanziato attività della Cia in Cile contro il regime di Allende.
L’8 settembre 1974, il New York Times rivelò che, secondo una testimonianza resa il 22 aprile dello stesso anno da William Colby, direttore della Cia, di fronte alla Sottocommissione dei servizi armati sull’intelligence della Camera dei rappresentanti, l’amministrazione Nixon avrebbe stanziato oltre otto milioni di dollari per le attività della Cia contro il regime del presidente Salvador Allende. Le operazioni di intervento, secondo Colby, erano state approvate in blocco dalla Commissione dei quaranta, un quadro di comando di alto livello addetto all’approvazione dei piani di sicurezza guidati da Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti, e furono considerate come prova schiacciante delle tecniche di sovvertimento di altri governi attraverso lo stanziamento di fondi.

Il primo presumibile coinvolgimento degli Stati Uniti contro Allende avvenne nel 1964, allorché tre milioni di dollari vennero stanziati in aiuto del Partito cristiano democratico il cui candidato alle elezioni presidenziali, Eduardo Frei Montalva, sconfisse Allende. Ulteriori somme di denaro si dice siano state finanziate negli anni seguenti, compresi cinquecentomila dollari nel 1970 donati alle forze anti-Allende prima delle elezioni presidenziali, finanziamento poi culminato nel milione di dollari stanziati, nel 1973, come parte della campagna per "destabilizzare" il regime di Allende. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 16 settembre, il presidente Ford difese l’operato statunitense in Cile in quanto teso «agli interessi del popolo cileno e, sicuramente, ai nostri interessi», ma negò che gli Stati Uniti fossero stati coinvolti nel sovvertimento del regime del presidente Allende. Di seguito, affermò che gli sforzi dell’America erano tesi a «preservare i giornali e i partiti di opposizione» che, presumibilmente, il presidente Allende cercava di annientare.
Kissinger, nella testimonianza del 19 settembre resa di fronte alla commissione di inchiesta del senato sulle relazioni internazionali, ebbe a ripetere che il coinvolgimento della Cia era stato autorizzato unicamente per preservare i partiti politici e i giornali minacciati dal regime. Mentre il segretario di Stato in un’occasione precedente nel 1974 aveva affermato innanzi al Congresso: « la Cia non ha avuto nulla a che fare con il golpe, per quanto ne so e credo», un portavoce del dipartimento di Stato il 29 settembre aveva notato che Kissinger presiedeva una commissione composta da quaranta membri e che generalmente le decisioni erano prese all’unanimità.Secondo le fonti dei servizi segreti citate in un altro articolo comparso sul New York Times il 19 settembre, gran parte del denaro autorizzato dalla Cia per attività in Cile venne usato nel 1972 e nel 1973 per sostenere gli scioperi anti-Allende, in particolare lo sciopero dei camionisti del 1972. Tuttavia, le fonti insistevano sul fatto che scopo della amministrazione Usa non era stato quello di ribaltare il governo Allende, e poneva l’accento sul fatto che la richiesta da parte della confederazione dei camionisti nell’agosto 1973, un mese prima del golpe, per un incremento dei fondi d’aiuto, era stata rifiutata dalla Commissione dei quaranta, anche se non si negava la possibilità di "futuri stanziamenti a favore del sindacato dei camionisti".
Il New York Times del 20 ottobre di nuovo pubblicò l’informazione secondo cui la Cia , sei settimane prima del golpe contro Allende, aveva cercato di finanziare il Partito nazionale di destra.
("Keesing’s Contemporary Archives", 12-18 maggio 1975)
Chi era Pinochet? Il Generale Augusto Pinochet, nato nel 1915, è passato alla storia come uno dei più disumani dittatori del Novecento, tristemente celebre per la barbara eliminazione dei suoi oppositori. Durante la sua feroce dittatura, durata dal 1973 al 1990, furono torturate, uccise e fatte barbaramente sparire almeno trentamila persone, gli uomini di Unidad Popolar, la coalizione di Allende, militanti dei partiti comunista, socialista e democristiano, accademici, professionisti, religiosi, studenti e operai.
Ma, a proposito del ruolo della chiesa cattolica romana in questa immane tragedia...A oltre 30 anni dal golpe, la legittimazione più calorosa arrivò al dittatore Augusto Pinochet dalle stanze del Vaticano. 18 febbraio 1993: la privatissima ricorrenza delle sue nozze d’oro viene allietata da due lettere autografe in spagnolo che esprimono amicizia e stima e portano in calce le firme di papa Wojtyla e del segretario di Stato Angelo Sodano.
«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine", scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, "con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II».Ancor più caloroso e prodigo di apprezzamenti è il messaggio di Sodano, che era stato nunzio apostolico in Cile dal ’77 all’88, e che nell’87 aveva perorato e organizzato la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici impegnati nella difesa dei diritti umani.
Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l’autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». E aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale "l’espressione della mia più alta e distinta considerazione".Non esistono morti di serie A e serie B ma solo morti, la differenza è che alcuni di loro sono morti anche nella nostra memoria

mercoledì, agosto 23, 2006

Il mercato della salute


Un articolo di Steve Connor pubblicato sull’inglese The Indipendent1 è subito circolato tra gli addetti ai lavori e gli interessati ,ci ha informato di qualcosa che chi si occupa di medicina naturale, o anche più semplicemente chi è un po’ più attento alla propria salute, sapeva già da tempo e cioè che quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei pazienti. Quando addirittura non sono nocivi. L’affermazione non è dell’uomo della strada di turno intervistato all’uopo, ma è di un amministratore capo della più grande compagnia farmaceutica inglese (e una tra le più grandi del mondo), la GlaxoSmithKline.I dati forniti in questo articolo sono veramente disarmanti, tanto più se consideriamo le autorevoli e interessate fonti di provenienza per cui qualche maligno potrebbe pure supporre che se le cifre rese pubbliche sono queste, quelle reali potrebbero essere anche peggio. Ma partiamo dal presupposto che abbia trionfato la buona fede e la trasparenza e vediamo questi dati.La frequenza di risposta, ossia la percentuale di efficacia di alcune categorie di farmaci per le principali patologie attuali è quella che segue:
TABELLA DELLA FREQUENZA DI RISPOSTA DEI FARMACI
Settore Terapeutico
% di efficacia del farmaco
Alzheimer ,30
Analgesici (Cox-2) ,80
Asma ,60
Aritmie cardiache ,60
Depressione (SS RI) ,62
Diabete ,57
Epatite C (HCV) ,47
Incontinenza ,40
Emicrania (acuta) ,52
Emicrania (profilassi) ,50
Oncologia ,25
Artrite reumatoide ,50
Schizofrenia ,60
Ma l’affermazione più drammatica e riassuntiva la fa Allen Roses, vicepresidente della linea genetica della Glaxo, quando afferma che «la stragrande maggioranza dei farmaci — più del 90% — funziona solo nel 30-50% degli individui». Consiglierei di rileggere con molta lentezza l’affermazione qui esposta e di fare una pausa riflessiva. Credo che per qualsiasi umano di senno sia una pausa veramente devastante...Le domande che ci si accavallano in testa sono tante. L’indignazione sale? Vaghi desideri del tipo «Rambo 2, la vendetta» si affacciano alla mente? Sicuri? O forse siamo talmente abituati all’umiliazione quotidiana delle nostre coscienze e dei nostri intelletti da digerire ormai qualsiasi cosa? Il presente articolo avrebbe la presunzione di scuotere l’animo (sempre ammesso che mi sia permesso e che sia rimasto qualcosa da scrollare, visto che ormai, si può dire, ci hanno shakerato tutti i visceri, niente escluso) e illuminare la mente sui meccanismi reconditi di Big Pharma, il cartello farmaceutico internazionale così come viene chiamato nei paesi anglosassoni, mostro a più teste da cui tutti dipendiamo e in cui tutti riponiamo speranze e illusioni, specialmente nei momenti peggiori della nostra esistenza e di quella dei nostri cari. Direi che la base di partenza per le nostre riflessioni sia analizzare come questi farmaci vengono ideati e prodotti per poi dare risultati così scadenti.
La Filiera Del FarmacoPiù che dare qualche altra cifra o nome di farmaco inquisito o additato per la sua nocività o inefficacia (Lipobay, Bactrim, AZT, Tamoxifene, ecc.) mi preme qui andare alla radice del problema, ossia analizzare il processo di come si arriva alla produzione e commercializzazione di un farmaco. Lì c’è tutto. Capito il funzionamento, capito tutto. Per adesso e per sempre (se non cambia qualcosa). Va rimossa cioè, la diffusa convinzione di fondo secondo cui le case farmaceutiche con l’aiuto delle ricerche di scienziati di provato ingegno e bontà d’animo lavorano per il benessere dell’umanità alla ricerca di farmaci che ne allevino la sofferenza. Questo poteva essere vero sino agli anni Cinquanta o forse Sessanta del secolo scorso. Su meccanismi e le finalità odierne delle fabbriche di medicinali sarei più dubbioso. Certo non si può generalizzare ma vediamo come generalmente si articola il processo di fabbricazione d un principio attivo curativo.Allora, forse non tutti sanno che ogni farmaco deve superare varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. Una molecola munita di un’attività terapeutica degna d’attenzione, in media riesce a diventare farmaco in un tempo medio di 15 anni. Negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco riescono ad aggirare il problema di fasi di studio e controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento convulso di cavie umane volontarie in paesi del Terzo Mondo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli USA. E dico USA perché Stati Uniti e Gran Bretagna sono i paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali2.
Test SperimentaliLe cavie a buon mercato per i laboratori europei (svizzeri, tedeschi ecc.) sono reclutate invece nei paesi periferici dell’Est europeo, paesi dove, al pari di altre zone economicamente depresse del pianeta, il rimborso ottenuto per farsi martirizzare è molto agognato. Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di 10.000 dollari, in Russia 3.000 e nelle regioni più povere del mondo ancora meno. Ma i test di sperimentazione su cavie umane nei paesi poveri consentono, oltre che un risparmio economico, anche di risparmiare sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Ciò permette di arrivare prima sui mercati e cioè di brevettare prima. Per capire l’importanza della velocità nel processo di realizzazione di un medicinale, si deve ricordare che un giorno di ritardo nel lancio di un farmaco costa in media a un’azienda farmaceutica 2 miliardi e 600 milioni delle vecchie lire3. Il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora un’anima umanistica), ma è l’arrivare primi per brevettare prima4. Seguire un protocollo di approvazione di un farmaco costa più o meno 300 milioni delle vecchie lire. Ma sono 1 .000 i miliardi delle stesse che si possono ottenere sfruttando in esclusiva il farmaco arrivando per primi ai brevetti. Sì, avete letto bene: plurale. Per ogni farmaco si possono infatti fare più brevetti per prolungare l’agonia di speculazione: un brevetto sul processo di fabbricazione, uno sul metodo di somministrazione (compressa, siero, fiala ecc.), uno sulla posologia, uno sul principio attivo ecc. ecc.Per dirla con le parole di uno scienziato “pentito” : «I test clinici sono oggi figli di una sola necessità: la ricerca di margini sempre maggiori di profitto. Non crederete mica che le società fanno esperimenti per pura ricerca scientifica»; così Benno Leutold, medico, scienziato e ricercatore per Roche, ha lavorato pure ad Harvard e poi nei laboratori americani dei National Health Institute5. E sempre Leutold che ci informa inoltre che «Nessun test è in grado di stabilire con esattezza gli effetti collaterali e quelli clinici di un medicinale nell’arco dei 5-6 anni della sua sperimentazione. Un tempo ragionevole sono 30 anni. Solo allora si comprende l’intero spettro di azione di un farmaco»6. Anche su questo ci sarebbe da meditare parecchio. Qui sta la radice del problema. E ovvio cioè che la qualità di un medicinale rimane un punto interrogativo a lungo, checché ne dicano mass-media e riviste scientifiche di turno.E dopo vent’anni di vita il brevetto svanisce e il farmaco viene spinto fuori dal mercato per il prezzo troppo basso7. Si ha interesse quindi a cicli continui di nuovi prodotti. A questo punto mi sembra importante rilevare che a capo dei dipartimenti delle case farmaceutiche non ci sono più medici o scienziati, come nei decenni addietro, ma economisti esperti. Sono loro che decidono quali farmaci devono restare sul mercato e quali devono essere ritirati. Non vengono prese queste decisioni sulla base dell’efficacia di un medicinale o di una moralità legata allo stato terribile della sofferenza umana. Si decide sulla base del migliore investimento e resa economica. Si investe in quel farmaco che prospetta il maggior guadagno e si progetta un piano di lancio mass-mediatico ad hoc. Quando infatti un farmaco ha superato il test di fase 1, e si inizia a fare sperimentazione sui malati, si lascia trapelare la notizia ai giornali di un nuovo «miracoloso» prodotto in arrivo e le azioni in borsa della multinazionale che lo produce cominciano a lievitare. Spero di essere stato chiaro.E la scusa che i prezzi dei medicinali sono alti perchè le industrie farmaceutiche devono ricavare grandi profitti da un farmaco per poter finanziare la ricerca e lo sviluppo di altre medicine ancora, è ormai palesemente scoperta: le case farmaceutiche investono nella commercializzazione dei loro farmaci il doppio di quanto investono in ricerca e sviluppo8.
La commercializzazioneE la commercializzazione è, parimenti alla sperimentazione, veramente senza scrupoli. Le case farmaceutiche possono, ad esempio, arrivare ad ampliare deliberatamente le indicazioni di un medicinale semplicemente per allargare il mercato dello stesso quando questo abbia qualche problema di smaltimento o abbia riscontrato scarso successo. Un farmaco autorizzato per la lotta al cancro in Europa può allora tranquillamente diventare un medicinale contro l’emicrania in Africa e magari a un prezzo decisamente superiore che non nel Vecchio continente, e venduto pure senza alcuna controindicazione allegata9.Questo strapotere delle case farmaceutiche sta incontrando qualche resistenza in alcuni paesi del Terzo Mondo. Ma l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha sostenuto di voler difendere a ogni costo il copyright dei farmaci delle multinazionali contro le decisioni ‘arbitrarie’ di alcuni paesi appunto come la Thailandia e il Brasile che hanno iniziato a prodursi farmaci salvavita a prezzi abbordabili aggirando «illegalmente» i diritti dei brevetti delle case farmaceutiche occidentali. Ma questo è un percorso scontato per il presidente USA, dato che fra i primi finanziatori della sua scorsa campagna elettorale figurano proprio le maggiori aziende farmaceutiche americane (e non solo): Bristol-Myers, Squibb, Pfizer, GlaxoSmithKline, Schering Plough, che in quell’occasione gli donarono quasi 40 miliardi di vecchie lire. Per concludere, vorrei dire che tutto il processo rigidamente vincolato dagli interessi economici sin qui descritto sta degenerando intenzionalmente in una corruzione estesa a tutto l’ambiente medico e scientifico, per cui non si può più a mio parere fare molto affidamento sulle affermazioni di un foglietto illustrativo di un farmaco. Tre anni fa si parlava già in Gran Bretagna di una cifra ufficiale compresa tra l’1 e il 5% di ricerche scientifiche contenenti dati e risultati falsificati, investigazioni autorizzate alla mano10. Per gli Stati Uniti la stessa fonte riportava addirittura una cifra compresa tra il 24 e il 35% tra violazioni dei protocolli e falsificazione dei dati11. Ora la situazione è certamente peggiorata, nel senso che c’è più coscienza anche nell’ambiente medico che il fenomeno è generalizzato e che gli articoli e gli studi che vengono pubblicati sulle riviste, che stabiliscono lo status di un farmaco o di una ricerca, sono quasi sempre il risultato di un finanziamento o di un interesse diretto delle case farmaceutiche stesse. Ad esempio, recentemente il New England Journal of Medicine, la rivista medico-scientifica più autorevole degli USA, ha dovuto pubblicamente ammettere che alcuni dei suoi articolisti più eminenti avevano interessi economici diretti, seppur sino ad allora occultati, in alcune case farmaceutiche che producevano farmaci della cui ricerca si erano occupati. La corruzione ha poi anche altri aspetti. In Portogallo un funzionario della Bayer ha soffiato ai giornali i nomi di 2.500 medici che risultavano sul libro paga della multinazionale affinché prescrivessero determinati farmaci. Il signor Pequito, il nome di questo impiegato, nonostante la protezione della polizia, è già stato pugnalato due volte ed ha rischiato la vita.Si capisce che a questi livelli la qualità e l’efficacia di un farmaco sono molto al di sotto come importanza dell’ufficio marketing dell’azienda che lo produce.Ma il fenomeno non è solo americano o portoghese. Io credo sia piuttosto generalizzato. In Gran Bretagna ad esempio «Un terzo del comitato britannico per la sicurezza dei medicinali ha dichiarato di aver dei vincoli economici con società farmaceutiche sui cui prodotti sono chiamati a emettere un’opinione»12. Meditiamo ancora con una bella pausa su quello che ciò significa. Quindi, per finire, se ad esempio negli Stati Uniti la terza causa di morte dopo malattie cardiache e cancro è... l’uso di farmaci e altre cause iatrogene (infezioni ospedaliere, interventi chirurgici, errori di medicazione ecc.) direi che possiamo permetterci di non stupirci13. Questo non ci esime però dall’opporci.
Note 1) Connor, Steve, «Glaxo chief: Our drugs do not work on most patients», in The Independent, 8 dicembre 2003. 2) DaI sito http://www.comedonchisciotte.net/ che ne ha curato la traduzione. 3) Correggia, Marinella, «Big Pharma va alla sbarra all’Aja», in Il Manifesto, 11 gennaio 2004. 4) Ginori, Anais, «L’Apartheid delle medicine», in La Repubblica, 5 marzo 2001, pp. 16-17. 5) «Adesso la regola è diventata una sola, faster», così Lembit Rago, direttore del Dipartimento farmaci dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vedi il reportage pubblicato su La Repubblica del 6 maggio 2001, pp. 14-15. 6) Intervista a Benno Leutold comparsa su La Repubblica del 6 maggio 2001, p. 15. 7) Intervista a Senno Leutold, cit. 8) Al termine del brevetto i prezzi dei farmaci crollano del 70%. 9) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», in La Repubblica, 21 febbraio 2001, pp. 38-39. 10) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», cit. 11) Un agenzia Reuters da Londra deI 15 gennaio 2001, ripresa e commentata dal dott. John Mercola nel suo visitatissimo sito http://www.mercola.com/ lbid. 12) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», cit. 13) In particolare negli USA le medicine sono la quarta causa di morte comune. Che non è poco. Cfr. Journal of the American Medical Association, voI. 284, 26 luglio 2000.

domenica, agosto 20, 2006

Amazon.com diventa pusher di farmaci?

Questa settimana, Amazon.com ha cominciato a spingere farmaci per l'ADHD sulla sua home page mediante un “Amazon survey” che promuove farmaci ADHD (Disordine da Deficit di Attenzione con Iperattività: presunta malattia "inventata" dagli psichiatri statunitensi intorno agli anni '80, ndT) che hanno note controindicazioni. L'annuncio non è visibile a tutti, in quanto sembra che Amazon stia testando la reazione del mercato. Potete vedere una copia dell'annuncio a questo indirizzo:http://www.newstarget.com/gallery/articles/amazonadhd.jpg
Perché Amazon.com, inizialmente solo libreria, presta il suo nome a una campagna commerciale che promuove farmaci anfetaminici per bambini? Per soldi, ovviamente! Si tratta di un nuovo punto di minimo per Amazon.com e Jeff Bezos.
PER SAPERNE di più sull'ADHD...Si trovano moltissimi articoli sull'ADHD, che rivelano la verità su queste “malattie” fittizie il cui unico scopo è quello di generare profitti alle lobbies chimico-farmaceutiche, intossicando i bambini. Potete dare un'occhiata a: http://www.disinformazione.it/paginaadhd.htm
DITE ad Amazon.com cosa ne pensate!Siete un cliente di Amazon.com? Io si. Mi sono collegato col mio account e ho fatto click su “Need help”, quindi su “By e-mail” della finestra “Contact us”. E ho inserito qualche commento in proposito. Se volete potete unirvi a me in questo sforzo e dire ad Amazon quello che ne pensate (mediante il vostro account, se ne avete uno)Fate sentire la vostra voce!
Nel mio caso il “Customer service” ha risposto poco dopo:...Il nostro scopo come rivenditori e di fornire ai clienti la più ampia selezione possibile in modo che essi possano trovare, scoprire e acquistare qualsiasi cosa stiano cercando. Una selezione talmente vasta include inevitabilmente qualche articolo che qualcuno potrebbe trovare sgradevole o in altra maniera detestabile...Una risposta piuttosto generica e che cerca di mantenere un profilo basso nell'invasione di Big Pharma all'interno di Amazon.com.
Big Pharma praticamente governa la FDA, le scuole mediche e i media convenzionali. Non lasciamo che prenda il sopravvento anche sui rivenditori al dettaglio, trasformando i nostri siti per lo shopping in pusher di farmaci. E poniamoci un'ovvia domanda: Jeff Bezos (il fondatore di Amazon) è a favore di un aumento dell'avvelenamento dei nostri bambini con farmaci pericolosi? Se è così, non si merita che continuiamo a fare affari con lui.Proteggiamo i bambini dai farmaci pericolosi. Alziamo la voce contro amazon.com.

martedì, agosto 01, 2006

Maschilismo giusto..

HO CAPITO COME RENDERE FELICE UNA DONNA:Per rendere felice una donna occorre solo essere:
1. amico
2. compagno
3. amante4. fratello
5. padre
6. maestro
7. educatore
8. cuoco
9. carpentiere
10. idraulico
11. meccanico
12. decoratore d'interni
13. stilista
14. sessuologo
15. ginecologo
16. psicologo17.ostetrico
18. psichiatra
19. terapeuta
20. audace
21. organizzato
22. buon padre
23. molto pulito
24. simpatico
25. atletico
26. affettuoso
27. attento
28. cavaliere
29. intelligente
30. fantasioso
31. creativo
32. dolce
33. forte
34. comprensivo
35. tollerante
36. prudente
37. ambizioso
38. capace
39. coraggioso
40. deciso
41. affidabile
42. rispettoso
43. appassionato
44. complimentoso
45. uno che ama far compere
46. uno che non fa problemi
47. molto ricco
48. non un peso
49. uno che non guarda le altre
ALLO STESSO TEMPO DEVI FARE ATTENZIONE A:
50. non essere geloso, ma nemmeno disinteressato
51. andar d'accordo con la sua famiglia, ma nn dedicarle più tempo che a lei.
52. darle il suo spazio, ma mostrarsi preoccupato per dove va ED INOLTRE E' MOLTO IMPORTANTE:
53. Non dimenticare le date di:- anniversario (nozze, fidanzamento, primo incontro...)- laurea- onomastico- mestruazioni- allenamenti o partite
Purtroppo anche osservare perfettamente queste istruzioni non dà la garanzia al 100% della sua felicità,perchè lei deve cmq pensare ai problemi che ci possono essere nella vita anno dopo anno e perché potrebbe sentirsi sommersa da una vita di soffocante perfezione e fuggire con il primo figlio-di-buona-donna-bohemien-ubriaco-e-gran-viveur che incontra...Perchè si può fare di megliDev'essere per questo che Dio (bontà sua...) disse:"Amala!" Ma non disse mai:"Comprendila!!!!!!!!!!"COME RENDERE FELICE UN UOMO
1. concediti
2. non rompergli le scatole

.....Ora ti senti scoperta?

lunedì, luglio 10, 2006

CAMPIONI DEL MONDO!!!

ROMA - La capitale dei fuochi d' artificio. Così è apparsa Roma subito dopo la vittoria del Mondiale. Dall'alto si notavano decine di fuochi d' artificio che esplodevano in ogni direzione da diversi quartieri della città. Anche in centro, in particolare al Circo Massimo, in molti hanno sparato botti subito dopo la vittoria. Assorbito lo choc dei supplementari prima e dei rigori dopo, Roma è diventata una grande festa. I 150 mila radunati al Circo Massimo e altre decine di migliaa di persone raggruppate in altri punti della città si sono riversati nelle strade del centro insieme con una marea di tifosi della nazionale che avevano seguito la partita a casa. Bagno nella Fontana di Trevi per molti tifosi che non hanno esitato a tuffarsi in una delle fontane più antiche per esprimere la gioia della vittoria.

giovedì, giugno 22, 2006

Irlanda...


L'Irlanda nel cuore

12/4/2005 - -->L'Irlanda era nel mio cuore da molto tempo. Avevo iniziato un viaggio culturale, musicale e storico verso l'isola dei paesaggi incantati, dei suoni magici, dei poeti e dei contastorie.La mia Irlanda era, nonostante tutto, l'Irlanda dell'immaginario perché non ci avevo mai messo piede.
Il mito, per rimanere tale, necessita dell'incanto che non sempre la realtà riesce a mantenere, mi raccontavo ogni qualvolta il progetto di intraprendere un viaggio, anche nell'isola verde sfumava per un motivo o per l'altro.
Ma un giorno non sò ancora spiegarmi il motivo preciso,ma...Misi da parte tutto quello che fino a quel momento mi aveva fermato, la questione finanziaria, il lavoro, il distacco per un lungo periodo dagli affetti e forse anche altro ma mi concentrai sugli aspetti positivi del viaggio rinfrescando il mio inglese e scoprendo forse già coscente, di non sapere assolutamente nulla.Coltivavo, in cuor mio, la speranza di incontrare persone singolari che avvalorassero l'idea che mi ero fatto degli irlandesi. Non solo, stando a ciò che leggevo dalle e-mail che arrivavano al mio indirizzo di posta elettronica.....

L'arrivo a Cork fu come me lo ero immaginato. Le nuvole si aprirono di colpo e una parte dell'isola mi apparve in tutta il suo verde fascino.....

......Il resto.....è mio.

mercoledì, giugno 21, 2006


Ciao sono Emidio vorrei parlare di Cork City, soprannominata la Rebel City d'Irlanda! Cork è la seconda città più grande della Repubblica d’Irlanda e Capitale Europea della Cultura (2005). Questa bella cittadina irlandese è considerata molto vivibile e a misura d'uomo. Il look della città è cambiato parecchio negli ultimi anni grazie alla sua nomina di Capitale Culturale. Il 2005 è stato un'anno molto intenso per la città, ospite di diverse manifestazioni ed eventi culturali. Grazie alla collaborazione di un noto architetto Spagnolo, il quale ha progettato la nuova e affascinate Patrick’s Street (via principale), Cork può vantare della recente apertura di nuove boutiques come Zara, Mango, French Connection e Topshop. Per gli amanti della buona cucina, la città è molto conosciuta per il suo mercato coperto,The English Market (aperto dal lunedì al sabato) che mette a disposizione un bar, un ristorante e più di 50 bancarelle. In questo mercato si può trovare di tutto, perfino la mozzarella di "bufala"!! A chi piace il caffè “all’italiana” consiglio di andare al baretto del mercato, il loro caffè è fenomenale. Cork è una città giovane, grazie al continuo arrivo di studenti provenienti da tutta Europa per imparare l’inglese. La città ospita ogni anno centinaia di studenti italiani, molti dei quali tramite il progetto Erasmus e una buona parte decide di farsi un’esperienza lavorativa, frequentando anche un corso d’inglese. Vale la pena andarci!!!