mercoledì, giugno 20, 2007

Panta rei


Diceva Eraclito, più di duemila anni fa, che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume. Dicevano i Greci sempre più di duemila anni fa che l’ "adunaton", l’impossibile per eccellenza, è che ciò che è avvenuto possa non essere avvenuto. Ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro, da un tempo all’altro. Tutto cambia dentro e fuori di noi anche se non sempre riusciamo a percepire questo continuo cambiamento. La cosa più appariscente di noi, il nostro corpo, da un istante all’altro è sempre diverso e noi viviamo in questa continua diversità e di questa continua diversità. In noi nasce e muore qualcosa in ogni momento della nostra esistenza ed in ogni momento noi non siamo più quello che eravamo un momento prima, il nostro corpo è cambiato, la nostra mente è cambiata, il nostro pensiero è un altro pensiero che lo si voglia o no. Perdiamo cellule del nostro corpo perdiamo neuroni del nostro cervello che non torneranno mai più, perdiamo ricordi sommersi da altri continuamente sorgenti che si sovrappongono pronti anch’essi a sparire nel nulla, nel vuoto della nostra memoria e gli stessi che crediamo di conservare sono diversi da un momento all’altro. Per quanto grande sia quello che noi chiamiamo memoria, essa non è mai capace di trattenere fermare per un attimo il nostro continuo divenire. Tutti gli eventi sono continuamente mutevoli come il paesaggio che ci corre via veloce da un finestrino di un treno e del quale ben poco riusciamo a trattenere.

martedì, maggio 29, 2007

I negazionisti
L’Italia è in preda a una diarrea verbale. Una malattia nazionale. Negare tutto e affermare il contrario. La classe dominante, una stella a quattro punte: politica, media, banche, mafie, sente odore di bruciato.E’ un formicaio impazzito,. Tutti sapevano, tutti prendono le distanze. Ma da chi? I giornalisti e i politici si stanno mettendo le mutande di ghisa dell’antipolitica. Hanno paura che i cittadini si interessino al loro fondo schiena.L’Italia è in preda all’Alzheimer. Il negazionismo dilaga ovunque. E’ una evoluzione del paraculismo, del trasformismo. E’ un’offesa alla nostra intelligenza. Come pagare il canone per trasmissioni televisive sul costo della politica. Condotte da reggicoda dei politici. In cui parlano i politici. Giornalisti del c...o con quattro zeta dove vi siete imboscati in questi anni? Politici predicatori della riforma della politica quanto avete guadagnato in questi anni?Chi afferma che Auschwitz era un club Med con piscina è negazionista.L’Enel che promuove l'energia pulita mentre costruisce centrali nucleari è negazionista.La pubblicità dei Suv immersi nella natura è negazionista.Il partito ‘democratico’ nato morto nelle segreterie è negazionista.Montezemolo che accusa la politica che ha tenuto in vita la Fiat con la cassa integrazione è negazionista.Il Papa che parla di famiglia senza rispondere al filmato ‘Crimen Sollicitationis’ è negazionista.I politici che denunciano il populismo dei cittadini sono negazionisti.I giornalisti che ora accusano i politici e dicono, con orgoglio, di essere diventati populisti sono negazionisti.La Lega che si scaglia contro Roma ladrona dopo aver ‘magnato’ nella capitale è negazionista.I costruttori di inceneritori che diffondono tumori per il bene della popolazione sono negazionisti.Mastella ministro della Giustizia è negazionismo purissimo.

martedì, aprile 10, 2007

Senza tetto nè legge

Firmiamo la petizione."Caro Beppe,ancora una volta i magistrati che fanno esclusivamente il loro dovere e, facendolo, si imbattono in personaggi potenti e interessi forti, sono perseguitati dai soliti noti della politica e dell'informazione sottostante. In Basilicata, un gruppo di cittadini ha acquistato due pagine di un quotidiano locale per esprimere la propria solidarietà ai pm di Potenza Woodcock e Montemurro (quest'ultimo proposto dal Csm per il trasferimento senz'aver fatto null'altro che il proprio dovere) e al gip Iannuzzi.Invito tutti gli amici del blog a stringersi con le loro firme intorno a questi onesti e coraggiosi servitori dello Stato, firmando l'appello che riporto qui sotto e che si può trovare, insieme ad altre informazioni utili, sul sito www.noicittadinilucani.wordpress.com . Mi auguro che presto si muovano anche i cittadini della Calabria in difesa dell'onesto e coraggioso pm Luigi De Magistris, attaccato dai soliti noti, in difficoltà presso una parte del Csm e addirittura esautorato della sua inchiesta più delicata (vedi articolo di Gomez e Lillo sull'ultimo Espresso) da parte del suo procuratore capo. Non sono battaglie in favore di questo o quel magistrato. Sono battaglie per la Giustizia, o per quel che ne resta."

mercoledì, gennaio 03, 2007

Solipsista

Jack un solipsista per tutta la vita. Un solipsista, nel caso non lo sappiate, è un tale che crede di essere la sola cosa veramente esistente, che l'altra gente e l'universo generale esistono solo nella sua immaginazione e che se lui smettesse di immaginarli cesserebbero d'esistere.Un giorno, Jack diventò solipsista militante. Nel giro di una settimana, sua moglie era scappata con un altro uomo, lui aveva perso il posto di magazziniere e si era rotto una gamba correndo dietro a un gatto nero per impedirgli di attraversargli la strada.Mentre era in ospedale, decise di farla finita.Guardando fuori della finestra, fissò le stelle e volle che cessassero d'esistere. Le stelle sparirono.Volle poi che tutta l'altra gente cessasse d'esistere, e l'ospedale si fece stranamente silenzioso, ancor più silenzioso del solito.Passò poi al mondo, e si ritrovò sospeso nel vuoto.Con la stessa facilità si liberò del proprio corpo, e poi giunse finalmente ad annullare se stesso.Strano,Jack pensò. Possibile che il solipsismo abbia dei limiti?<<>> disse una voce.<<>> chiese Jack<<>> ci fu un profondo sospiro <><<>><<>>disse la voce. <>E la voce sparì.Jack era solo nel vuoto, e c'era una sola cosa che potesse fare.Creò il cielo e la terra.Gli ci vollero sette giorni."
E tu ti senti un pò Jack?

martedì, dicembre 05, 2006

Henri Cartier-Bresson


Certo, fare una mostra bella e di richiamo con le fotografie di Henri Cartier-Bresson è come segnare un rigore a porta vuota. La statura del maestro francese e la notorietà dei suoi scatti fanno della nuova rassegna ospitata allo Spazio Forma di Milano un evento di sicuro successo. “Henri Cartier-Bresson: di chi si tratta?”, questo il titolo della mostra aperta fino 5 marzo 2007, ripercorre tutta la carriera del fotografo attraverso oltre 250 immagini (di cui 200 contemporanee e 54 d’epoca) dell’autore, ma anche attraverso disegni, documenti, testimonianze e film.Ideata quando il fotografo (scomparso nel 2004) era ancora in vita, la rassegna è stata inaugurata a Parigi, per poi approdare a Barcellona, Berlino, Amsterdam e Londra.C’è tutto il Cartier-Bresson che ci aspettiamo di vedere, nella sezione centrale, intitolata “I classici”. Ci sono i bambini italiani, francesi, greci e spagnoli nelle strade assolate e polverose delle loro città mediterranee.E accanto a questi esempi più famosi, c’è anche lo sguardo partecipe e insieme asciutto del grande fotografo nei ritratti delle persone qualunque incontrate nei suoi numerosissimi viaggi, dall’Asia all’Europa, dagli Stati Uniti al Messico. Incontriamo l’India della tradizione, con le sue donne avvolte nel sari, conosciuta e ritratta durante tre viaggi successivi, nel 1948, nel 1966 e nel 1980. E poi ancora, la Cina della guerra civile, dove trascorse 11 mesi tra il 1947 e il 1948, documentando l’ingresso a Pechino delle truppe di Mao e la fuga di Chiang Kai-Shek. Oppure i Paesi dell’ex-Urss nell’epoca di Kruscev.Parte della fama di Henri Cartier-Bresson, che nel 1947 fondò l’agenzia fotografica Magnum assieme a Robert Capa, David Seymour e George Rodger, è proprio legata al suo ruolo di testimone di personaggi o momenti cruciali della storia del secolo scorso, dalla liberazione di Parigi al volto di Gandhi poco prima della morte. Ma lui i grandi eventi preferì raccontarli dalla strada, attraverso i volti e la quotidianità di chi quella storia subiva o contribuiva a creare.Fu molto più che un fotoreporter, come si può vedere dalle immagini in mostra. Cresciuto alla scuola di André Lhote, scelse di abbandonare la pittura per la fotografia dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale. Gli eventi drammatici e tumultuosi della contemporaneità potevano infatti essere rappresentati, secondo lui, soltanto dalla rapidità dello scatto, che immortala quel “momento decisivo” che è alla base della sua arte.Arte, appunto. Perché le sue immagini non sono mai semplici documenti: molte di esse, e molte di quelle in mostra a Milano, rivelano lo studio e l’accuratezza pittorica della sua formazione. L’uso del bianco e nero, delle luci, la passione per i paesaggi assolati e per la vita quotidiana delle persone sono tratti inconfondibili del grande maestro, da molti definito “l’occhio del secolo”. Mai banale, mai indulgente, mai retorico, Cartier-Bresson imprime nelle sue foto i volti e paesaggi meno noti e meno ovvi della realtà. Anche della opulenta New York ha saputo catturare gli angoli più squallidi, le persone o i ceti emarginati (carcerati, neri e operai) e gli avvenimenti drammatici della cronaca.Ma a rendere inedita la mostra allestita allo Spazio Forma sono soprattutto alcuni documenti inediti del fotografo francese, dalle sue prove pittoriche a carte e foto della sua vita privata.

giovedì, novembre 30, 2006

WiFi, striscia l'allarme salute


http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1785359
Dalla telefonia mobile, l'attenzione si estende alle reti wireless, che nel Regno Unito sono in corso di smantellamento in molte scuole. Non esistono studi a lungo termine che ne dimostrino l'innocuità
Londra - Il rapporto tra innovazioni tecnologiche e salute vive di opinioni e studi che riportano pareri contrastanti. E l'attenzione che prima veniva rivolta solo a telefoni cellulari, si sta via via sempre più spostando verso altri apparati: quelli delle reti WiFi. Le prime antenne a rizzarsi nella direzione del wireless e degli eventuali pericoli sulla salute, questa volta, sono state quelle delle scuole britanniche: è infatti nell'ambiente didattico che è stata avviata una campagna di disattivazione delle reti WiFi, dal momento che non esisterebbero - ad oggi - ricerche mediche e/o scientifiche in grado di dare risultati confortanti sulla "innocuità" di tale tecnologia.
Sul banco degli imputati - riferisce il Times - sono state poste le onde degli apparati di trasmissione WiFi. I genitori degli studenti le temono, per gli effetti che possono causare sui figli: emicranie, cali di memoria, minore capacità di concentrazione, e si arriva persino a parlare di rischio tumori. Le cause di preoccupazione sono le medesime descritte in vari studi e abstracts relativi alla telefonia mobile: i giovani studenti, in piena età dello sviluppo, hanno una struttura ossea e nervosa ancora fisicamente immatura. In particolare, le ossa del cranio avrebbero uno spessore ridotto e una capacità di "schermatura" inferiore a quella di una persona adulta e fisicamente matura.
Judith Davies, la cui figlia frequenta un istituto del Carmarthenshire, ha dichiarato in un'intervista al Times: "Molte persone si attivano con iniziative contro l'installazione di ripetitori di telefonia mobile nei pressi delle scuole, ma c'è molta ignoranza sulle reti wireless e sul fatto che negli istituti ci sono trasmettitori posizionati vicino ai ragazzi". Engadget, in relazione a questa sorta di "testimonianza", fa notare che il paragone con i ripetitori e antenne di reti e telefoni mobili non regge: dimensioni, potenza, copertura di segnale ed emissioni elettromagnetiche degli hotspot sono decisamente inferiori (in termini di valori medi, un hoptspot esprime un output di 100 mW di potenza contro i 2 Watt di un telefonino). La preoccupazione nel mondo didattico del Regno Unito rimane elevata. Tim Cannell, coordinatore dei docenti di una scuola del West Sussex, riferisce che il corpo docenti ha preferito dare ascolto alle preoccupazioni dei genitori: "Abbiamo anche condotto varie ricerche.
Le autorità ci hanno rassicurato sugli aspetti relativi alla sicurezza, ma non esistono studi a lungo termine che ne diano conferma. Abbiamo comunque riscontrato problemi di affidabilità, per cui abbiamo deciso di optare per una convenzionale rete cablata" ha aggiunto. Non si tratta del primo "allarme salute" relativo al WiFi: nello scorso inverno Fred Gilbert, rettore della canadese Lakehead University, aveva percorso la medesima strada disattivando alcune reti WiFi e limitando l'uso di altri network wireless, sempre per motivi legati ai potenziali rischi correlati alla salute degli studenti. Il professor Gilbert aveva indicato come significativi i contenuti di una ricerca portata a termine dalla California Public Utilities Commission, che riteneva necessario investigare ulteriormente, visti i potenziali rischi per la salute, facendo cenno anche a quanto dichiarato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che tende ad escludere i rischi, ma non al 100 per cento.
È quindi verosimile aspettarsi, anche nell'ambito della tecnologia wireless, il proliferare di ricerche, opinioni e pareri relativi alla presunta nocività, così come è stato per la telefonia mobile. Sul cui capo pendono i medesimi dubbi, per i medesimi motivi: si tratta di soluzioni relativamente giovani, sulle quali non esistono studi condotti a lungo termine che possano dimostrarne gli effetti, nocivi o meno. E non sempre l'opinione pubblica si accontenta delle rassicurazioni degli esperti di settore.

martedì, settembre 26, 2006

Come funziona l’Auditel®:Tratto dal libro "Manifesto contro la televisione"


Più persone guardano un programma e più la pubblicità paga in termini economici, seguendo la logica perversa e deleteria dell’audience! Ormai questo termine è diventato così familiare che è entrato nel nostro bagaglio culturale: ma cosa significa esattamente audience? Il dizionario inglese la definisce come «le persone alla portata di orecchio», per via della sua radice latina, ma anche «spettatori» e «uditorio». In termini pubblicitari, e cioè l’ambito che interessa noi e loro, l’audience è l’insieme della popolazione (spettatori) che viene raggiunta dal mezzo televisivo in un determinato periodo di tempo: quindi, una vera e propria unità di misura (spettatori per tempo) messa a disposizione dai pubblicitari per i loro loschi intrallazzi commerciali. Tutto ruota attorno alla raccolta pubblicitaria, che ci piaccia o meno. In passato la “tivù” di Stato usufruiva di un “Servizio Opinioni” che aveva la funzione di stabilire il gradimento e la partecipazione degli spettatori, in pratica si occupava di controllare la qualità stessa degli spettacoli trasmessi. La forte pressione economica delle pubblicità, delle “tivù” private (Fininvest in primis), e la concorrenza a volte sleale di queste ultime, hanno profondamente cambiato tale sistema, passando dall’indice qualitativo a quello quantitativo. Una svolta notevole che ha rivoluzionato tutto il sistema radio-televisivo. Da quel momento in poi, infatti, non è importante se alla gente piace o meno un programma, è importante che lo si guardi e basta!
Nasce a questo punto (esattamente nel 1986, grazie un patto stretto tra la Rai, la Fininvest e l’UPA, gli utenti della pubblicità) il più ridicolo e fittizio sistema di controllo nelle mani del potere economico: l’Auditel®. Una società privata («in regime di monopolio»1) nelle mani delle seguenti società: Rai Spa, Utenti e pubblicità, Agenzie e Centri media, ed editori FIEG.2 I numeri che trasmette attraverso rivelazioni giornaliere (minuto per minuto), vengono interpretati con devozione quasi avessero facoltà divine, e infatti è proprio così: possono creare una carriera o distruggerla, modificare un intero palinsesto e muovere miliardi e miliardi di euro! Un potere enorme. Il problema, come al solito, è che anche in questo caso abbiamo a che fare non con dati reali ma con banali e spesso erronee proiezioni statistiche. Non ci credete? Bene, allora dovete sapere che i dati dell’Auditel® vengono raccolti su un campione di 5.101 famiglie3 (consapevoli ovviamente di esserlo), distribuite nell’intero paese, a cui sono stati consegnati dei telecomandi molto particolari e un meter4.
Con questi telecomandi speciali (più o meno uno per ogni costituente, dal capofamiglia al figlio piccolo, per un totale di circa 14.000 persone), e attraverso il meter, è possibile sapere cosa effettivamente stanno guardando in televisione in ogni momento, e da questo carpire le preferenze del piccino il pomeriggio, della mamma alla mattina e magari del papà in piena notte, per esempio. I dati raccolti, tra le 2 e le 5 del mattino, vengono inviati attraverso la linea telefonica al centro di elaborazione dati della AGB-Italia che elabora e analizza le preferenze degli utenti. Tali preferenze, o meglio pseudo-preferenze, sono del tutto approssimative e imprecise, perché non è possibile impedire a una persona l’uso di più telecomandi (il papà, per esempio, potrebbe usare quello del figlio di notte e viceversa), falsando di conseguenza i risultati; per non parlare poi degli errori grossolani da parte della stessa Auditel®: canali sintonizzati e orari di utilizzo errati.
Non stupiscono, allora, le numerose denunce d’inaffidabilità5, e il tentativo, dichiarato dal direttore dell’Auditel®, di migliorare il sistema modificando le classi socio-economiche delle famiglie campione che partecipano al rilevamento. Avete capito? Quando, allora, gli addetti ai lavori si gongolano parlando di un programma che ha fatto il 50% di share (cioè la metà delle televisioni in Italia) si riferiscono - e nessuno lo sottolinea - non a decine di milioni di televisioni, ma semplicemente alla metà del campione Auditel®, e quindi a poco più di 2.500 famiglie! Chiaro il giochetto?
E’ una bella differenza paragonare 15.000.000 di televisioni a 2.500, o sbaglio? Questa è l’ennesima presa per i fondelli! Usano un insignificante campione di poche migliaia di persone e statisticamente lo fanno diventare rappresentativo dell’Italia intera. Ma la realtà è che non rappresenta alcunché, e questo i “signori della truffa” lo sanno perfettamente, ma fanno finta di niente continuando a fregarci con dati, tabelle e indici. E tutti ci cascano come degli allocchi, noi spettatori e soprattutto le aziende che investono miliardi in pubblicità televisiva. Si spendono fiumi di soldi in funzione di un dato irreale e sicuramente manipolabile: chi, infatti, può garantire l’onestà di questi dati così importanti?

Microonde: cottura contronatura

Nonostante i numerosi studi, si parla troppo poco dei rischi legati alla cottura con il forno a microonde. Intervista al dottor Hans U. Hertel, uno dei pochi scienziati che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.«Cucinare col forno a microonde è veloce, semplice e conveniente»: questo l'irresistibile slogan che ha fatto in modo che un nuovo elettrodomestico entrasse nelle case di tutto il mondo. E’ possibile però che questo oggetto miracoloso si riveli un moderno cavallo di Troia, dal momento che fino ad oggi poco si è detto sul possibili rischi legati ad una tecnologia assai controversa.In queste pagine cercheremo di capire meglio come funziona il forno a microonde, ripercorrendo la storia delle varie ricerche condotte e dando voce ad uno dei pochi scienziati che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.
Cotti per scuotimentoIl meccanismo di funzionamento del forno in questione è abbastanza semplice: un dispositivo, chiamato magnetron, genera un campo di corrente elettrica alternata. Il ribaltamento del campo elettrico, che si ripete per più di 2 miliardi di volte al secondo, produce un effetto di «scuotimento» delle molecole, specialmente quelle dell'acqua, ma anche di lipidi e proteine. Questa frizione intermolecolare genera un calore che riscalda il cibo in modo completamente diverso rispetto al metodo convenzionale: dall'interno verso l'esterno.
I possibili danni delle microonde sul sistemi biologici sono conosciuti sin dalla loro prima applicazione nel radar, durante la seconda guerra mondiale: chi lavorava con questi apparecchi era infatti più soggetto allo sviluppo di leucemie. Scienziati tedeschi avevano già fatto della ricerca negli anni '30 sugli effetti delle microonde sul sistema nervoso umano e degli animali. Questi studi portarono alla definizione di limiti di sicurezza molto severi che però non furono mai presi sul serio dagli scienziati statunitensi, tant'è vero che quando negli anni '60 iniziò a diffondersi il forno a microonde, vennero utilizzati limiti 1000 volte più alti. I forni a microonde furono invece vietati in Germania a partire dal '41 e in Unione Sovietica a partire dal 1976; divieto successivamente abolito dopo la Perestroika.
Negli stessi anni '70 iniziarono a comparire anche in Europa e Stati Uniti le prime ricerche che mettevano in dubbio la sicurezza dei cibi cotti a microonde. Studi istologici su broccoli e carote cotti con microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrienti veniva deformata a tal punto da distruggere le pareti cellulari. Da allora fino al nostri giorni gli studi condotti sono stati diversi (vedi box) e gli aspetti più controversi che sono stati evidenziati riguardano:
- l'emissione di microonde dagli apparecchi;- i rischi igienici dovuti ad una cottura non omogenea;- la migrazione di sostanze tossiche contenute negli involucri all'interno dei cibi;- un'alterazione anormale delle sostanze nutritive degli alimenti; - un'alterazione cancerosa del sangue in seguito al consumo di questi alimenti.
Nonostante il fatto che nei vari paesi siano stati stabiliti dei valori limite di esposizione alle microonde, nulla è stato fatto invece per ammonire l'utilizzatore sui possibili rischi evidenziati da questi studi. Questi valori limite infatti si riferiscono esclusivamente alle emissioni di microonde verso l'esterno del forno e non alla quantità di radiazioni cui sono sottoposti i cibi all'interno dei forni.
Gli effetti sul sangueLo studio più significativo sui rischi legati all'assunzione di cibi cotti a microonde rimane quello del professor Bernard Blanc dell'Università di Losanna e del dottor Hans U. Hertel, uno scienziato indipendente con una lunga esperienza nell'industria alimentare e farmaceutica. Nel 1989 Blanc e Hertel proposero alla Swiss Natural Fund, insieme all'Università di Losanna, una ricerca riguardante gli effetti sull’uomo del cibo cotto con microonde, ma fu rifiutata. La ricerca fu per questo ridimensionata e condotta con fondi privati.
Furono testati otto volontari, che per alcuni mesi seguirono una dieta macrobiotica e ai quali ogni 15 giorni vennero somministrati a stomaco vuoto, alimenti crudi, cotti con metodi convenzionali, scongelati o cotti in un forno a microonde.Immediatamente prima dei pasti e poi 15 e 120 minuti dopo, avveniva prelevi di sangue.E’ importante sottolineare che i volontari non erano a conoscenza del metodo di cottura del loro cibo e quindi è da escludere un condizionamento psicosomatico.